di Rosario Pavia
L’Adriatico è forse la regione marittima più coerente. Da solo, e per analogia, pone tutti i problemi impliciti nello studio dell’intero Mediterraneo (F.Braudel).
Il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità (P. Matvejević).
Da potamologo che in Danubio ha cercato di dire soprattutto, e in particolare della nostalgia dell’Adriatico, invidio fraternamente il talassologo Matvejević e sono felice che il Danubio sfoci nel mare anche se, purtroppo, nel Mar Nero e non nel Mediterraneo (C. Magris).
Sarajevo è una città adriatica, Belgrado sente l’Adriatico. A Budapest si dice che l’Adriatico è uno dei tre mari dell’Ungheria, essendo gli altri il Baltico e il Mar Nero. C’è questo hinterland balcanico nel nostro Adriatico, come è certo che l’aria del mare cessa di spirare sullo spartiacque appenninico (S. Anselmi).
La storia e alcune autorevoli narrazioni sull'identità dell'Adriatico (Braudel, Matvejević, il nostro Anselmi) ci hanno trasmesso l’immagine di una regione complessa, transnazionale, omogenea e nello stesso tempo scandita da una pluralità di differenze.
L’allargamento ad Est dell’Unione Europea, impone oggi una riflessione sui caratteri e le prospettive di tale identità, cogliendo sia quello che rimane della sua koinè tradizionale, sia quello che emerge dalle vicende politiche e sociali del Novecento che hanno riproposto sistematicamente e, in forme diverse, la questione adriatica.
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