
Pier Paolo Pasolini La lunga strada di sabbia
di Philippe Séclier, Contrasto, Roma, 2005
Antonio di Campli
Estate 1959. Pasolini compie, per conto della rivista Successo, un viaggio lungo le coste italiane, dal confine francese fino a Muggia, oltre Trieste.
Il viaggio è in solitaria: «sono solo» è il leitmotiv di questo che più che una gita sembra un pellegrinaggio laico verso i templi di una società che stava facendo il suo ingresso nella modernità; il fotografo, Paolo Di Paolo, avrebbe poi documentato le tappe dell’itinerario solo in un secondo momento.
Concepito sotto forma di reportage, questo servizio, pubblicato in tre puntate, intende cogliere realtà e mutamento delle trasformazioni dei litorali a ridosso degli anni del boom economico italiano.
In questa indagine niente accomuna Pasolini ai viaggiatori da grand tour anglosassoni o tedeschi dei tempi precedenti, il suo sguardo non è quello coloniale di chi va in cerca dell’esotico, del grottesco, del pittoresco, ma piuttosto quello del regista di cinema, uno sguardo che mette insieme cioè sequenze e carrellate, che struttura narrazioni, usando “la lingua della realtà”, campi lunghi, descrizioni, e primi piani come quelli che emergono dagli incontri con uomini come Visconti o Moravia, in vacanza ad Ischia e Capri, piuttosto che con i nani e la “ragazzaglia” elemosinante napoletana.
Pasolini viaggia solo ma incontra amici: in Sicilia l’attrice dagli occhi grandi, Adriana Asti, a Venezia i pittori Santomaso e Turcato, in Calabria i banditi di Cutro, a Taranto i ragazzi che spiano donne piccole ma dai fianchi abbondanti.
Le cose cambiano risalendo l’Adriatico, dove da Pescara in su, dice Pasolini, è il regno delle belle donne, l’inizio di una nuova civiltà balneare familiare allo scrittore friulano. Le coste sono fatte di ombrelloni ma anche di sontuosi “turbanti color banana”, spazio per un chiacchiericcio “denso incantato e incredulo” come direbbe oggi Giovanni Lindo Ferretti, fatto di immagini e luoghi comuni, che scorre e filtra tra gli ombrelloni degli arenili di Riccione come su quelli di Cattolica.
Nel “cafarnao” del Sud, nelle spiagge ben pettinate venete e friulane, o lungo le coste cilentane “riempite d’inferno” Pasolini individua i luoghi dove, in quegli anni, era possibile cogliere “la voglia di nuovo degli italiani”, i litorali si presentavano infatti ai suoi occhi come il contesto che, più degli altri, sembrava disponibile ad accogliere l’innovazione, nei materiali urbani come nelle pratiche, a viverla, magari in forma ridotta, anche in quei contesti segnati da una miseria irrimediabile.
Un’indagine di questo tipo, condotta oggi, che immagine restituirebbe dei litorali italiani?
Le coste oggi sembrano essere prese dentro tra due sguardi o retoriche, quella della conservazione e quella della conquista turistica operata per enclaves; sembrano essere cioè il luogo del lamento e del conflitto, spesso inadeguate a reggere il confronto con quelle pasoliniane.
E utile incrociare questo libro con altre letture, cioè utilizzando un linguaggio da libreria on-line, better together with:
Mirko Zardini, Nomare, nascita e sviluppo della metropoliriviera, Compositori, Bologna 2006.

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