Orizzonti adriatici, rive urbane, stagioni e mestieri.
Una discussione a partire dal libro di Fabio Fiori, Un mare. Orizzonte adriatico (Diabasis, Reggio Emilia 2005) e dalla dissertazione di dottorato di Antonio di Campli, La costa infinita, Pescara, 2006
Pescara, martedì 16 gennaio 2007
Quello con Fabio Fiori, ricercatore e biologo marino, è stato il primo di una serie di incontri che il nostro dottorato sta avviando con l’obiettivo di costruire occasioni di confronto tra le nostre ricerche ed esperti che conducono studi vicini ai nostri temi al fine di confrontare incrociare i diversi punti di vista.
Fabio Fiori ha recentemente pubblicato un libro dal titolo, Un mare, orizzonte adriatico, in cui si intrecciano diversi tipi di conoscenza, non solo di natura ecologica ma anche antropologica, geografica e storica.
Il libro può essere letto come un tentativo di costruire una rappresentazione dello spazio adriatico a partire dalla descrizione di alcune pratiche, anche minori, che qui hanno luogo e ordinandole secondo una scansione temporale.
Si tratta di un modo insolito, almeno per noi urbanisti o territorialisti, di parlare di uno spazio, di costruire temi e quindi di far emergere problemi.
Questa sua ricerca, a me sembra, pone al centro due nozioni: quella di temporalità (e implicitamente di ciclicità) ed una forse a noi più familiare, di pratica, Fabio Fiori userebbe la parola mestiere.
L’intreccio di queste due nozioni è utilizzato dall’autore, attraverso una tecnica propriamente narrativa, per ricostruire quello che alcuni antropologi o geografi chiamerebbero il senso di questo luogo.
L’adriatico è uno spazio frequentemente riconcettualizzato e che si presta a letture contraddittorie: soglia verso l’oriente, quindi luogo strategico a scala europea, piattaforma produttiva o distretto del piacere, per dirla con Bonomi, spazio dell’intimità e quindi della coesione.
A me sembra che tra tutte le letture possibili quella più pertinente sia quella di “periferia”.
L’adriatico, entrambe le rive, sono uno spazio in declino, riconfigurato come una grande periferia turistica, una periferia metropolitana.. si tratta di un fenomeno esito del declino del modello adriatico, sia produttivo ma anche turistico e finanche del modello urbano della città a lungomare, così celebrato negli anni 80 e 90.
La condizione di periferia turistica, sostengono alcuni geografi come claudio minca, è caratterizzata da un uso indifferente dello spazio, in cui cioè hanno luogo pratiche deterritorializzate.
Questa situazione richiede uno sforzo per definire azioni, scelte strategiche per il governo di questo spazio, che nel mio caso focalizza l’attenzione al tema del governo dei paesaggi costieri.
Si tratta di una situazione non facile e per la quale a noi urbanisti è utile stabilire nessi con altre conoscenze e saperi, in questo senso mi sembra utile partire con questo incontro tra ecologi e territorialisti per capire come sia possibile la ricostruzione di uno spazio comune a partire dal mare.
antonio@dcfstudio.191.it
potremmo chiedere a fabio fiori di postare un sommario della seconda parte del suo intervento, con alcune delle immagini che ha commentato
Scritto da: raffaella | 12/feb/07 a 15:10:53 Europe/Rome
ok. provo a chiederglielo.. ciao
Scritto da: antonio | 12/feb/07 a 15:26:54 Europe/Rome
l’obiettivo di costruire occasioni di confronto tra le nostre ricerche ed esperti che conducono studi vicini ai nostri temi al fine di confrontare incrociare i diversi punti di vista.L’adriatico piattaforma produttiva o distretto del piacere, per dirla con Bonomi, spazio dell’intimità e quindi della coesione. Quello con Fabio Fiori, ricercatore e biologo marino, è stato il primo di una serie di incontri che il nostro dottorato sta avviando con è uno spazio frequentemente riconcettualizzato e che si presta a letture contraddittorie: soglia verso l’oriente, quindi luogo strategico a scala europea,
Scritto da: mightystudents.com | 03/gen/12 a 19:46:41 Europe/Rome