Raffaella Massacesi (facoltà di Architettura di Pescara, dottorato di ricerca in urbanistica XVIII ciclo)
tutor Pepe Barbieri/coordinatore Rosario Pavia
Il piano urbanistico è un
progetto.
La rappresentazione è uno
strumento progettuale e conoscitivo che opera all’interno di un processo caratterizzato
da continue verifiche (accostamenti e discostamenti dagli obiettivi
strutturali) e riveste un fondamentale ruolo per i progettisti che così sono in
grado di comprendere il senso dell’insieme e di mantenere costantemente il
controllo del dettaglio.
La proposta di metodologia
operativa si basa su uno schema di coerenza progettuale (navigatore) che
individua gli obiettivi principali e secondari del piano, verifica la coerenza
dei singoli argomenti rispetto al tema generale e, infine, contribuisce alla comunicazione del piano e
orienta la lettura da parte dei tecnici.
Attraverso l’analisi di
exempla progettuali emerge una definizione in progress di navigatore: un
insieme di elaborati ottenuti mediante un uso combinato di database e software
di elaborazione grafica, di modellazione tridimensionale e di animazione.
uno strumento di controllo per gli accostamenti e i discostamenti
dagli obiettivi strutturali
Raffaella Massacesi*
Ciò che
cercavo di individuare era la corrispondenza tra nuove forme di rappresentazione
e nuova urbanistica, ma man mano che procedevo nell’osservazione degli elaborati
di piano, emergeva come tema ricorrente legato alla rappresentazione del piano,
quello della comunicazione: rappresentare per comunicare.
La
necessità di comunicare il piano a diversi interlocutori comporta da parte del
progettista un notevole sforzo nell’elaborazione di rappresentazioni dedicate
ai temi specifici. In alcuni progetti urbani la distanza tra volontà di comunicazione
e capacità di controllo dei contenuti risulta inferiore grazie all’uso di un
sistema di rappresentazione del piano mediante schemi concettuali con funzione
di indice, sottolineatura, riassunto, guida alla lettura. In seguito a questa osservazione
ho immaginato di assumere la rappresentazione come valore e non solo come fatto
conoscitivo o come elemento di supporto finalizzato alla comunicazione.
Assumere questo principio comporta un ribaltamento della finalità, il passaggio
da rappresentare per comunicare a rappresentare per progettare.
Il piano urbanistico è un progetto.
La rappresentazione non è un fatto neutrale e non è solo una
questione di comunicazione all’interno (tra tecnici) o all’esterno
(amministratori, cittadinanza), ma uno strumento progettuale e conoscitivo alle
diverse scale. Il progetto all’interno del processo di piano deve essere
elaborato per accorciare sempre più la distanza tra il progettista, che conosce
il significato dei segni sulla carta, e gli interlocutori, per i quali ognuno
di quei motivi che danno senso al disegno potrebbe essere di per se stesso
oggetto infinito di discussione.
La rappresentazione è uno strumento che agisce all’interno
di un processo caratterizzato da continue verifiche ed aggiustamenti e dall’importanza
per i progettisti di comprendere il senso dell’insieme e di mantenere
costantemente il controllo del dettaglio. Un modo di procedere efficace
potrebbe consistere nell’utilizzare uno schema di coerenza progettuale
(navigatore) che individua gli obiettivi principali e secondari del piano,
verifica la coerenza dei singoli argomenti rispetto al tema generale, contribuisce
alla comunicazione del piano e orienta la lettura da parte dei tecnici.
La
rappresentazione riveste un ruolo fondamentale per i progettisti ai fini della comprensione
del senso dell’insieme e del controllo costante del dettaglio e delle variabili
che intervengono durante la progettazione. Rappresentare vuol dire indagare, osservare
il territorio, imparare dai dati, dai tracciati, dalle misure; allo stesso
tempo rappresentare vuol dire controllare le intuizioni e verificare l’efficacia
delle proposte progettuali che produciamo.
Il modo in
cui nelle nostre rappresentazioni sono trattati lo sfondo e la figura, il modo
in cui il tema portante viene sottolineato, la scelta delle scale di
rappresentazione, dei colori, delle campiture, dei segni, del testo, concorrono
però in maniera valida alla definizione del progetto solo se individuati
durante l’elaborazione e non se utilizzati come un “abito” che mettiamo a
posteriori sul disegno tecnico. La conoscenza e la sperimentazione di più
linguaggi espressivi comporta l’uso dei relativi strumenti tecnici dei quali nel tempo impariamo le
caratteristiche. Probabilmente non sarà uno solo lo strumento utilizzato così
come non sarà univoco il modo di usarlo. Questa “sinergia” fra le idee e il
disegno ( immagine mentale, controllo dell’immagine con il disegno, controllo della
congruenza del disegno) che si delinea come un moto costante e incerto,
caratterizza il processo di ideazione del piano.
L’obiettivo
che si persegue è quello di comprendere come questo strumento venga utilizzato
attualmente da progettisti, tecnici, pianificatori, con quali modalità e
risultati e come, riconsiderando l’utilizzo della rappresentazione come
strumento di progettazione, questa si ponga al centro fra due estremi (inerzia
dei modelli e innovazione formale) in un’area intermedia in cui la circolarità
tra attività di progettazione, rappresentazione del progetto e innovazione
tornano a comporsi in un unico processo.
Ho condotto
un’analisi sull’insieme dei piani urbanistici presentati alla V Rassegna Urbanistica Nazionale di Venezia del 2004. I
piani compongono un catalogo vasto ed eterogeneo e di ogni progetto ho
osservato, dove possibile, la corrispondente pubblicazione scientifica su
rivista specializzata e i siti web correlati.
Il primo elemento che ho focalizzato è relativo all’individuazione di
possibili correlazioni
tra famiglie di rappresentazioni e famiglie di piani; in un secondo tempo ho sentito
l’esigenza di individuare elementi più specifici che mi hanno portato a
costruire delle “librerie” a tema (piani che utilizzano elaborati di sintesi e
rappresentazioni di schemi strutturali, che esemplificano il piano nelle sue
direttrici fondamentali e il territorio nelle principali parti coinvolte, piani
che danno importanza alla comunicazione per la condivisione del progetto attraverso l’uso di
determinati strumenti rappresentativi) cercando di individuare una
corrispondenza tra innovazione nella rappresentazione e la cosiddetta nuova
urbanistica, i piani di nuova generazione.
Più che i risultati
specifici ottenuti dall’osservazione dei piani mi sembra interessante
condividere alcune riflessioni emerse dall’analisi.
Una prima riflessione
è relativa alla difficoltà di individuare gli obiettivi principali del piano; la constatazione dell’assenza
di elaborati a cui affidare la comprensione delle linee generali su cui è
impostato il progetto.
Se la
tecnica di rappresentazione utilizzata e la famiglia di appartenenza è di
facile comprensione, risulta estremamente laborioso individuare i contenuti del
piano, le sue linee guida. Per comprendere gli obiettivi è necessario assumere
tutti gli elaborati descrittivi e le relazioni. Purtroppo però le immagini e le
informazioni di più semplice acquisizione sono quelle relative a zonizzazione,
infrastrutture, misure. Poiché la finalità della pubblicazione di un piano è di
giungere sia agli operatori che ai cittadini si deve sottolineare che il modo
in cui è messa a disposizione la conoscenza considera importanti le parti di
strumentazione, le decisioni tecniche (zoning e infrastrutture) ma l’essenza
del piano, il suo motore come “visione” non è immediatamente percepibile,
l’operatore, ma anche il singolo cittadino, agisce non in funzione del suo
compartecipare e condividere la visione del piano ma dell’entrare nei
meccanismi della logica fondiaria.
Una seconda
osservazione che deriva dallo sguardo complessivo sui piani analizzati è
relativa alla innovazione formale delle rappresentazioni visive (legata alla
crescente necessità di utilizzare la rappresentazione a fini comunicativi, per creare consenso o richiamare
l’attenzione dei media).
L’obiettivo
principale della rappresentazione è considerato oggi quello della
comunicazione. La necessità di comunicare (per normare, insegnare, per creare
consenso, raccontare, evocare, interpretare, conoscere, creare un prodotto o un
processo, per operare una sintesi tra diverse competenze) avviene in diverse
fasi dell’elaborazione del piano e comporta la redazione di elaborati adatti a
coinvolgere interlocutori diversi (tecnici, amministratori, cittadini). La
rappresentazione ai fini della comunicazione è utilizzata come strumento che
interviene solo dopo la definizione del progetto.
Segni e
icone caratterizzano in misura sempre crescente il disegno del progetto urbano
affiancando (e in alcuni casi sostituendo) retini e legende. La cura della
rappresentazione ai fini della comunicazione sembra denotare sempre più la
qualità del progetto.
Le tavole
sono strutturate in modo che le informazioni siano sovrapposte e stratificate per
permettere più livelli di lettura (dalla forma del progetto alla norma). Una
sorta di “urbanistica liquida”, con molte informazioni compresenti e con il
rischio di rendere difficoltosa la loro comprensione.
Se l’uso
principale della rappresentazione è finalizzato alla comunicazione, lo schema
strutturale del piano si indebolisce e si diluisce nei vari elaborati fino a
diventare incomprensibile.
A suo
discapito acquista forza l’elaborato normativo, per la cui comunicazione viene
dispiegata una notevole quantità di risorse economiche ed intellettuali
(webgis, portali, pubblicazioni).
Non rimane
traccia della progettualità di cui è carico solitamente il preliminare di
piano.
L’ultima
considerazione relativa ai progetti urbanistici osservati registra l’inerzia
delle rappresentazioni visive legata alla semplicità e all’efficacia della
rappresentazione zenitale e alla pratica dell’azzonamento che producono la
permanenza di norme grafiche codificate.
La tecnica
di rappresentazione maggiormente utilizzata è quella zenitale, planimetrica.
La
rappresentazione tridimensionale (utilizzata solo a scopo comunicativo e dunque
a posteriori) e il GIS (strumento esclusivamente di indagine e rilievo il cui
uso di conseguenza precede il progetto) non sono ancora ampliamente utilizzati
come strumenti per la progettazione “tentativa”.
Potremmo
dire che a dieci anni di distanza l’urbanistica
si pone la stessa domanda che si è posta la ricerca architettonica con Greg Lynn
all’epoca dei primi esperimenti di progettazione mediante animazione tridimensionale,
esperimenti che mettevano in risalto la necessità di utilizzare le nuove
tecniche di rappresentazione come uno strumento per la progettazione.
La
rappresentazione del piano sembra dunque essere utilizzata in modo settoriale,
frammentario. Sembra essere uno strumento ambiguo e per questo da maneggiare
con cura. Ma forse è proprio la duplicità insita nello strumento che ne
suggerisce una applicazione e un uso diverso. Comunemente la rappresentazione è
utilizzata per la comunicazione all’utente e all’operatore (devo far capire con
maggior chiarezza possibile come applicare la normativa), dando per scontato
che il piano si costruisca fin dall’inizio pensando esclusivamente alla
rappresentazione normativa.
Se assumiamo
che rappresentare è strumento di progettazione e conoscenza ma al tempo stesso
strumento per la comunicazione ( e cioè lo prendiamo in considerazione proprio in
virtù della sua ambivalenza), potremmo far coincidere l’iter progettuale e la
produzione di immagini, a vantaggio della coerenza delle raffigurazioni, della capacità
di controllo della produzione e gestione del progetto di piano, della capacità di sintesi e di comunicazione.
Una
proposta operativa potebbe concentrarsi sulla definizione di una metodologia
per la composizione di queste immagini che vanno a comporre uno schema di
coerenza progettuale (concept, schema concettuale, navigatore).
Questo
schema, individuato dal progettista e concordato con la committenza, permette
di:
-rendere
espliciti gli obiettivi principali e quelli secondari del piano,
-accompagnare
il progettista durante l’intero processo di elaborazione del piano e verificare
la coerenza dei singoli argomenti rispetto allo schema generale,
-predisporre
un indice efficace finalizzato alla comunicazione del piano in ogni fase
-predisporre
un elaborato di orientamento alla lettura per i tecnici che devono usufruire
del piano.
-registrare
le variazioni, i ripensamenti
-mantenere
aperto il piano a successive trasformazioni mostrando la configurazione alla
quale il progettista è pervenuto in un dato contesto suscettibile nel tempo di
modificazioni.
Il navigatore è dunque uno strumento che si
ottiene mediante la rappresentazione attraverso la produzione di immagini con
determinate caratteristiche.
(FIG.2:
MVRDV,Overlay of project proposals: Hub city)
Immagini che raccontano
Dovremmo
trovare la strada per un linguaggio più semplice che effettivamente comunichi
un’idea della città,
che
racconta di parti di città in relazione all’intero territorio.
Le immagini
prodotte da Van Eesteren per il piano
generale di ampliamento di Amsterdam del 1934 vengono così descritte nella
mostra allestita alla Biennale di Venezia del 2006:«Nella loro veridicità e con
il loro realismo questi disegni sono al servizi della gente. […]ampie superfici
di verde, risultato del concetto di tabula rasa, concetto che permette agli
edifici di fluttuare sul suolo»2.
Le due
affermazioni sembrano contraddittorie: questi disegni nella loro veridicità e
nel loro realismo sono a servizio della gente, ma vi è una leggerezza nella
rappresentazione, una indefinitezza che solo una progettazione alla scala più
ravvicinata, scendendo nel dettaglio, potrà chiarire.
L’ immagine
racconta con chiarezza la trasformazione del territorio nelle sue linee principali
senza distrarre l’attenzione con dettagli superflui o ingannatori.
E’
importante la circolazione delle immagini. Durante la progettazione il ritorno che
otteniamo dalla loro diffusione è utile per la maturazione delle scelte, in
fase di comunicazione è fondamentale informare un numero ampio di utenti. Oltre
alle risorse “istituzionali” come la pubblicazione su riviste e giornali e sui
siti web ufficiali potrebbe essere utile mutuare alcune tecnologie di ampia
diffusione attualmente utilizzate per lo più a scopo ludico o dagli artisti (la
possibilità di condivisione di file anche di notevole peso mediante il web, la
possibilità dello streaming video e audio, alcuni applicativi derivati dalla
pratica della georeferenziazione e dall’uso delle mappe satellitari, la
possibilità di creare database personalizzati e di gestirli mediante programmi
che utilizzano il feedback dato dagli utenti)
Il navigatore può configurarsi come un
semplice schema planimetrico, ma anche come un insieme di elaborati prodotti
mediante un uso combinato di database e software di elaborazione grafica, di
modellazione tridimensionale e di animazione.
L’immagine
composita è hi-tech relativamente alla tecnologia attivata per la sua realizzazione
ma il suo aspetto finale è low-tech, basico,
gestuale, perché in questo modo risulta di più semplice comprensione, sintetico
come se mettesse in mostra, dichiarandoli, gli artifici attuati per la sua
realizzazione.
L’immagine
composita può essere restituita mediante una serie di elaborati.
Un primo
elaborato è costituito dallo schema planimetrico a scala adatta, che renda
comprensibile il progetto nel suo rapporto con il territorio e con le parti di
città immediatamente adiacenti. Lo schema planimetrico deve far comprendere
quali sono gli elementi strutturanti, quelli che caratterizzano maggiormente il
progetto (non necessariamente questi
coincidono con le azioni strutturali dal punto di vista economico e procedurale).
Gli elementi che dovrebbero emergere sono quelli che maggiormente restituiscono
il senso della trasformazione che interverrà sull’area di progetto. Quegli
stessi elementi che probabilmente durante la progettazione abbiamo necessità di
mettere in evidenza, di sottolineare, ingrandire, lasciando il problema di
definire corretta dimensione e misure in una tavola apposita.
Anche l’animazione
(tridimensionale, bidimensionale e vettoriale) è un valido strumento di
progettazione. Può essere utilizzato per sperimentare l’immissione di una forma
nel contesto, per verificare le conseguenze delle scelte progettuali, per
raccontare l’evoluzione del progetto.
Un
ulteriore elaborato è costituito dalla rappresentazione tridimensionale, che
raramente viene utilizzata a scala
urbana ma che consente, in fase di
progettazione, di mantenere presenti contemporaneamente tutti i livelli di
complessità del progetto e al contempo restituire un’immagine forte una volta
che il lavoro sia arrivato a conclusione .
L’insieme
di elaborati che costituisce il navigatore
(che siano schemi planimetrici coadiuvati da parole chiave -modelli
tridimensionali che esemplificano la forma del territorio e dei tessuti di cui
si compone-filmati e piattaforme interattive che mi consentono di porre
interrogazioni rispetto alla parte normativa del piano ma anche rispetto a
quella progettuale) costituisce un riferimento per il progettista man mano che
la sua attenzione si sposta da un tema ad un altro da un approfondimento ad un
altro, consentendo di verificare la coerenza del dettaglio (una tavola tecnica,
una sezione o uno schema della mobilità) rispetto agli obiettivi generali.
E quindi immagini
che lasciano intendere lo sforzo progettuale, che estremizzano le conclusioni
per renderle evidenti, che costruiscono una visione al futuro, anche se
parziale o in qualche misura corrotta dall’interpretazione personale del
progettista.
In un film
di Peter Greenaway3, il protagonista è un disegnatore a cui è stata
commissionata la realizzazione di una
serie di vedute di una villa immersa nella campagna inglese della metà del 1600.
Egli sceglie delle viste da ritrarre, e dà particolari disposizioni alla
servitù e ai proprietari affinchè nulla intervenga a mutare l’aspetto delle
cose. Ma nonostante questo le sue viste non rimarranno fisse e immutabili,
saranno modificate dal succedersi degli avvenimenti e dall’apparizione
incalzante di elementi nuovi. La ricerca della fissità, la possibilità di
arrivare ad una immagine non più modificabile (o corruttibile) non si concilia
con la costruzione del piano che è uno strumento suscettibile di variazioni a
seconda delle necessità che si manifestano lungo la fase di gestione. Anche in
questa occasione potrebbe essere utile individuare un ambito preciso in cui
registrare le variazioni, renderle visibili, ricostruirne la storia.
Il navigatore è applicabile a scale diverse
di progettazione ed è flessibile perché dovendo aiutare a comprendere in che
modo procede il nostro iter progettuale, verso quale direzione tende e quanto
si discosta dalle fasi di progettazione preliminare deve necessariamente essere
aggiornabile, modificabile man mano che non riteniamo più appropriate le
immagini chiave da noi prodotte. In questo senso si configura come strumento
che permette di comunicare il piano una volta che si ritiene conclusa la
progettazione, ma permette anche di navigare dentro la parte di progettazione e
costringe a ritornare sull’essenza delle scelte.
(FIG.3: I misteri del giardino di Compton House, still from video)
Note
raffaellamassacesi@ippozone.it
2 – Dal testo di commento all’esposizione del padiglione
olandese, Biennale di Venezia 2006
3 - Peter Greenaway, I misteri del giardino di Compton House
(The Draughtsman’s Contract), Gran Bretagna 1982 - 1h 48'



ciao raffa! finalmente il blog! brava!..
Scritto da: antonio | 09/feb/07 a 11:44:54 Europe/Rome
su questi temi prova a vedere:
Dalibor Vesely, Architecture in the Age of Divided Representation. The Question of Creativity in the Shadow of Production, Mit Press, 2006
si parla di rappresentazione dell'architettura ma con un piccolo scostamento..
ciao
Scritto da: antonio | 12/feb/07 a 14:33:56 Europe/Rome
che renda comprensibile il progetto nel suo rapporto con il territorio e con le parti di città immediatamente adiacenti. Lo schema planimetrico deve far comprendere quali sono gli elementi strutturanti, quelli che caratterizzano maggiormente il progetto
Scritto da: gioco roulette | 28/set/11 a 17:10:03 Europe/Rome